Emetofobia


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F.a.q

UTILITA'


LE DOMANDE CHE I PAZIENTI PONGONO PIU' SPESSO


Domanda: ho visto il questionario e mi riconosco in quasi tutte le affermazioni, cosa devo fare?

Risposta: un consulto da uno specialista è necessario: consigliamo di rivolgersi a professionisti che, perlomeno, conoscano il termine "emetofobia".

Domanda: la mia paura del vomito è senza senso?

Risposta: l'emetofobia ha SEMPRE una motivazione. E' importante cercarla, ma non deve essere questo il fulcro del lavoro su se stessi. Una volta trovata, anche a livello generale, essa deve emergere ed essere relegata nel passato.


Domanda: è preferibile un trattamento farmacologico, oppure uno di tipo psicologico?

Risposta: i farmaci devono essere sempre assunti sotto prescrizione medica, la maggior parte di essi hanno come controindicazione ciò che un emetofobico teme di più: nausea e vomito. E' pertanto imprudente assumerli, se nel contempo non è presente anche un supporto psicologico. Il farmaco potrebbe temporaneamente oscurare il problema, senza permettere di risalire alle cause e alle motivazioni di questa fobia.

Domanda: perchè gli emetofobici temono di vomitare?

Risposta: principalmente perchè il vomitare è una azione quasi del tutto sconosciuta. Poco frequenti sono, infatti, i casi di pazienti che hanno vomitato di recente: se questo è avvenuto, i ricordi non sono comunque vividi. Anche se possono aver vomitato 4/5 volte nell'arco della vita (e per un emetofobico è un numero elevato), essi non sono consci della normalità e della funzione che il vomitare ha nella vita di tutte le persone.

Domanda: ho preso freddo, vomiterò?

Risposta: probabilmente no, e se sei emetofobico/a, quasi sicuramente no.
Indagini condotte dall' IRIDSA nel 2007, comparando un campione di 50 soggetti emetofobici (maschi e femmine) con un gruppo sano di controllo (73 soggetti) e 20 anoressiche sottotipo restrittivo, hanno evidenziato che gli episodi di vomito avvengono mediamente ogni 10 anni per gli emetofobici, ogni 6 mesi per i soggetti sani e ogni 14 mesi circa, per i soggetti con anoressia nervosa di tipo restrittivo.


Domanda: l'uso di antiemetici mi farà uscire dall'emetofobia?

Risposta: no. Anche se inizialmente potrebbero tranquillizzare, gli antiemetici sono farmaci che, per loro natura, dovrebbero essere assunti quando il problema non si basa su una psicopatologia.

Domanda: perchè gli emetofobici non vomitano?

Risposta: principalmente perchè hanno un'altissima tolleranza agli stimoli del vomito. Inoltre, le persone colpite da questa fobia specifica, possiedono notevoli abilità per controbattere la nausea. Molti, a causa della cronicizzazione del problema, hanno sperimentato numerose strategie per "distrarre i propri pensieri dal vomitare". Per di più, sembra, che se un emetofobico è colpito da un'influenza gastrointestinale (chiamata anche "virus K") ciò comporti esclusivamente scariche diarroiche, piuttosto che vomito. La nausea, invece, pare rimanere invariata.

Domanda: sono emetofobico/a, non mangio da giorni a causa della nausea che è sempre presente, devo ricominciare a mangiare?

Risposta: se non si è seguiti da una èquipe multidisciplinare, il consiglio è quello di consultare il medico di base. Se egli esclude qualsiasi patologia che impedisca o limiti l'assunzione di cibi, è preferibile rialimentarsi gradualmente, sino a raggiungere l'apporto calorico e di macronutrienti della situazione precedente al digiuno. Se si è sottopeso (e molti emetofobici lo sono), è necessario riconsiderare la propria alimentazione, sempre sotto la supervisione di uno specialista.
Premesso ciò, in sintesi: il cibo dovrebbe essere visto come una "medicina" e quindi funzionale all'uscita dal circolo vizioso dell'emetofobia, senza ascoltare fame o sazietà in questa prima fase di recupero del peso. Bisognerebbe, dunque, ricominciare a mangiare, anche se non si ha fame. Il corpo si riabituerà nuovamente a "quanto", "quando" e "cosa" si mangia.


Domanda: sono una donna e vorrei avere un bimbo, ma temo che vomiterò: cosa devo sapere?

Risposta: quasi tutte le emetofobiche che sono state madri in passato, riferiscono di aver avuto una gravidanza in cui il vomito non è mai avvenuto. Circa il 23% delle donne senza questa patologia, si comporta allo stesso modo, cioè non vomita durante la gestazione.
Tuttavia, è importante essere seguite da uno specialista durante questa fase e, in particolare, dopo la nascita del bimbo in quanto una buona percentuale di emetofobiche, se non in trattamento, difficilmente riesce a prendersi cura dei propri figli quando questi sono ammalati e/o vomitano.


Domanda: cos' è davvero l'influenza intestinale?

Risposta: l'infezione intestinale (enterite) o dello stomaco e dell'intestino (gastroenterite) è più frequente nei bambini, soprattutto piccoli, piuttosto che negli adulti. E' causata da un microbo o un virus che penetra nell'intestino.


Domanda: come può essere trasmessa l'influenza intestinale?

Risposta: può esservi trasmissione attraverso cibi od oggetti contaminati che si portano alla bocca, oppure (cosa estremamente rara) dalle feci di un soggetto malato, o portatore sano del microrganismo. Le infezioni virali si possono diffondere anche attraverso le goccioline di saliva, tramite la tosse o gli starnuti: questo è relativamente meno raro.
Non è, comunque, isolandosi e rimanendo chiusi in casa che si vince l'influenza intestinale e l'emetofobia. Gli emetofobici sviluppano capacità di trattenere il vomito e possiedono un sistema immunitario molto resistente a queste malattie.


Domanda: possono ansia e preoccupazioni portarmi alla nausea? Vomiterò?

Risposta: proprio perchè i soggetti emetofobici sono tendenzialmente catastrofici nei confronti di esperienze nuove o di situazioni inaspettate, può accadere di avere sintomi che "partono dallo stomaco". Si consiglia di consultare questo sito per conoscere bene i meccanismi dell'emetofobia. La cura dell' emetofobia parte dal riconoscimento del suo funzionamento.


Domanda: quanto tempo dovrei aspettare, dopo aver mangiato, prima di entrare in acqua al mare o in piscina?

Risposta: alcuni pazienti attendono anche 5 o 6 ore, perchè temono che entrare in acqua blocchi la loro digestione e li faccia vomitare. Mediamente dopo 2 ore, massimo 2 ore e 1/2 è già possibile essere abbastanza tranquilli di aver digerito. Teniamo presente che chi soffre di emetofobia, di raro si riempie lo stomaco totalmente, quindi, questi tempi sono un'enormità rispetto a quanto effettivamente introitato. Da tener presente che, se si mangia pasta e carne, oppure riso e verdura, non si deve sommare il tempo di digestione di entrambe gli alimenti, ma fare una media fra i due. Nello stomaco, infatti, gli alimenti di uno stesso pranzo vengono mescolati fra loro e non seguono lo schema dato dall'ingresso nella cavità orale.

Domanda: ho preso la rosolia, o almeno temo sia così. Cosa devo fare essendo emetofobica/a?

Risposta: prima di temere la rosolia, è opportuno guardare bene cosa essa comporta. La rosolia non porta a vomitare, è una malattia virale trasmessa da goccioline respiratorie. Ha un periodo di incubazione di circa 15/21 giorni. I sintomi sono spesso modesti e circa nel 50% dei casi può essere invisibile. Negli adolescenti e negli adulti è spesso preceduta (da 1 a 5 giorni prima) da febbre modesta, malessere e infezione delle prime vie respiratorie. L'ingrossamento dei linfonodi può durare diverse settimane, specie quello dei linfonodi del collo e di quelli situati dietro le orecchie. In circa il 30% dei casi, in particolare nelle donne, si manifestano artralgia e artrite, che colpiscono più frequentemente le dita ed i polsi. L'infettività dura da circa una settimana prima, ad almeno 4 giorni dopo l'inizio dell'esantema. Fino a 7-8 persone suscettibili possono essere contagiate da ogni singolo malato o portatore non sintomatico.
Quasi tutti si ammalano di rosolia, ma una certa quota si ammala in età giovane adulta, quando la malattia può essere molto più pericolosa.


Domanda: ho dolori alla gola e il mio medico mi dice che ho la tonsillite, che fare?

Risposta: la tonsillite comporta un'infiammazione degli organi linfoghiandolari presenti nel cavo orale. Le manifestazioni tipiche sono febbre, astenia, inappetenza, cefalea e, ovviamente, un abbassamento di voce. La tonsillite non porta a vomitare, ma molte volte la persona colpita percepisce uno "strano sapore in bocca". Questo, specie nella persona emetofobica, aumenta l'ansia e il nervosismo, sino a portare a un'errata percezione di avere la nausea. Quasi tutti, almeno una volta nella vita, hanno la tonsillite. Se si vuole guarire dall'emetofobia, è opportuno iniziare a "permettersi" anche una malattia passeggera e innocua come questa.



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